Qualche tempo fa mi trovavo a Berlino. Mi è capitato di guardare una vetrina di articoli da regalo in Friedrichstraße, a trenta metri dal famoso checkpoint Charlie, nel versante ex-orientale. Erano esposte delle magliette e su una di queste era stampata un’”Ultima Cena” con, al posto di nostro Signore, una rana.  Mi sono indignato profondamente, pensando che in fondo questo inaccettabile dileggio di fatto stava disturbando me e pochi altri. Non sono potuto entrare nel negozio a protestare perché era chiuso per una festività civile. Peccato!

Nel contempo non oso pensare a cosa si sarebbe detto, e fatto, se al posto di Dio fosse stato raffigurato malamente un qualsiasi profeta di qualsivoglia altra religione …

Credo sia giunto il momento di “gridare” evangelicamente («Ciò che vi dico all’orecchio gridatelo sui tetti» Mt 28,18) che così non va. Esiste una verità oggettiva oppure no? Esiste, ed è ancora possibile dirlo e soprattutto testimoniarlo, che esiste una Verità che si è rivelata e incarnata e che si può incontrare ancora oggi? Certo a noi uomini cristiani non è richiesto semplicemente  dialogare ma perfino amare i nemici! Ma senza una chiara identità non si va da nessuna parte. Che disastro educativo stiamo preparando per i nostri figli e nipoti? Credo che cercare la Verità, sforzarsi di individuare la Via e dire chiaro il proprio credo sia il punto di partenza per voler  bene ai giovani che guardano smarriti la loro storia passata e impauriti quella futura.

L’essenziale a mio onesto modo di vedere è smetterla di appellarci “politicamente corretto”. La perdita di continuità culturale priva noi adulti, e di riflesso i nostri figli, studenti, e giovani, del senso di appartenenza e quindi di comprensione del proprio posto nel mondo. Le persone sradicate dal passato hanno difficoltà a coltivare un senso di solidarietà, a capire cosa le unisca, a non farsi la guerra, a non rubarsi le cose reciprocamente, a non insultarsi.

Orfana del passato, la società rimane inchiodata nel presente e, in assenza di conoscenza delle proprie origini, incapace di orientarsi verso il futuro, facendo diventare l’impossibile, possibile per bieca convenienza. L’amnesia sociale a cui è consegnata la società dalla perdita della propria memoria storica, riduce la capacità di costruirsi il destino a venire.

Penso che sia davvero importante per noi educatori in questo mondo che va incerto e confuso, rimpossessarci del senso di continuità culturale, del senso cristiano della vita.

Occorre riscoprire e vivere intensamente la Paternità da cui discendiamo, affinchè si possa uscire dalla confusione, offrendo ai ragazzi che stanno crescendo delle ali per volari, forti delle radici che li tengono con i “piedi ben piantati per terra”,  affinchè divengano resistenti alle intemperie che, in un mondo sempre più ammalato, si susseguono senza tregua.

I dati della nuova ricerca Iprs svelano duecentomila giovani sono a rischio di isolamento sociale, e noi a scuola ne contiamo già qualche unità. L’epicentro di questa sofferenza, a sorpresa, è il rendimento tra i banchi: l’ansia per lo status intellettivo supera persino le paure legate all’aspetto fisico e all’approvazione sociale.

Forse ci stiamo rendendo gonfie le giornate di cose inutili, per dare agio, sicurezza e benessere alle nuove generazioni ma siamo divenuti incapaci di mostrare e riconoscere quel Cuore che Ama a prescindere, e che semplicemente chiede di essere guardato e invocato