Disorientati e violenti. Disorientati e quindi violenti. Questo è quello che si vede nei volti dei ragazzini che hanno preso parte alla manifestazione di sabato. Ragazzini: l’80% dei fermati è minorenne. La maggior parte di loro, messi alle strette, non saprebbero motivare in modo chiaro e strutturato il perché di ciò che han messo in atto. Nessuno saprebbe raccontarlo con precisione. Questo disorientamento genera paura e la paura se non intercetta una risposta concreta spesso diventa cieca e inutile violenza. Si sono contattati sui social, si sono invitati e la proposta nella maggior parte dei casi era “facciamo casino”. Perché e per cosa non era importante: facciamo casino per dire il nostro casino, per dire la nostra disperata insoddisfazione. Ciò che si è mosso è più che altro un disorientamento: un desiderio scomposto e violento di fare presente l’assenza di strade, il nulla delle loro giornate. L’impossibilità di sapere dove vanno e con chi. L’esigenza di un protagonismo nel mondo e nella storia che sembra non avere speranza. E ora? Che si fa? Le condanne sono sacrosante.
Giusto che siano accertate le responsabilità di certi gesti gravi, che siano individuate le fattispecie di reato e che siano debitamente punite.Ma poi?
Come si risponde al disorientamento? Ora? Ora cosa serve? Ora servono adulti che tornino a dire “vieni dietro a me”. Ecco la vera questione: per conoscerti e capire cosa c’è per te, cosa tu puoi costruire ed essere non serve rompere, spaccare, urlare, non serve porti in termini scomposti e violenti. Per scoprirti e riconoscerti serve qualcuno che si metta accanto a te, cammini con te, qualcuno che faccia con te la tua strada, la osservi, la declini, ti aspetti se hai bisogno di fermarti… qualcuno che sveli te a te stesso.
Al disorientamento si risponde con l’orientamento: adulti che si facciano presenze, che offrano ipotesi di strade, mestieri, attività… adulti che orientino a scelte che mostrino professioni e professionalità da costruire, adulti certi che mostrino e testimonino progetti di vita e siano disposti a dare tempo e risorse per orientare e camminare. Al disorientamento dei ragazzi si risponde con una chiara proposta di orientamento del mondo adulto. È il mondo degli adulti che si deve riproporre: le istituzioni, le aziende, gli enti di formazione. Ci sono scuole, come la nostra, fatta di insegnanti che vogliono esserci, vogliono proporsi, vogliono stare. Al disorientamento dei ragazzi si risponde con un orientamento, con un cammino, con un “vieni dietro a me” forte, concreto, visibile, certo. Tipico di chi sa sperare perché sa di essere molto amato.
Abbiamo bisogno di FAMIGLIE che camminino con NOI, senza SE e senza MA, PERCHE’ SI RECUPERI LA FIDUCIA E SI RIPRENDA A GUARDARE CON VOLONTA’ DI BENE QUELLO CHE STA DAVANTI. Buon anno!



