E con quest’ultimo contributo educativo si chiude anche questo anno formativo, che nella messa del Grazie, trova il suo momento di reciproco riconoscimento. Ho cercato di rimanere fedele al tema che avevo introdotto nell’incontro di inizio scuola a settembre: cercare e desiderare l’ESSENZIALE.

E sulla lunga scia di questa preoccupazione vorrei concludere proprio facendo una riflessione sull’abbondanza inutile delle parole.

Caro Genitore, prof., don, E’ ESSENZIALE CHE TU ABBIA SEMPRE  A CONTARE LE TUE PAROLE. Perché qualsiasi esperienza possa trasformarsi, per i tuoi figli, studenti, giovani in opportunità di crescita è necessario che tu parli con consapevolezza e intenzionalità. Sappi che non sono le prediche o gli “spiegoni” a convincere i tuoi figli ad ascoltarti. Tutt’altro! Se ne difenderanno strenuamente “non ascoltando, proprio come chi, vivendo presso il mare o una linea ferroviaria, alla lunga non ne percepisce più i rumori” scrive Grazia Honegger Fresco.

Ho il timore che stia succedendo il contrario e così i nostri ragazzi non ci ascoltano proprio!

Purtroppo, se c’è una cosa in cui siamo poco esperti, come adulti, è volutamente tacere!

Spesso, infatti, quando chiediamo qualcosa ai nostri figli, li sovrastiamo con le nostre parole, abbondiamo nelle spiegazioni, ignorando quanto tutto questo si traduce per loro in un sovraccarico di informazioni tale, da indurli a smettere di ascoltarci. Un atteggiamento e uno stile educativo coerente con i loro bisogni non necessita di molte parole. Perciò, una volta che siamo sicuri di avere la loro attenzione, chiediamo ai nostri figli ciò di cui abbiamo bisogno, solo una volta, e attendiamo: i loro tempi di risposta sono molto più lunghi dei nostri. Eventualmente, ripetiamo una seconda volta, spiegando i motivi della nostra richiesta. Impariamo ad usare le parole con moderazione, solo quelle che servono realmente. La comunicazione che spiega troppo, ricca di particolari e ridondante risponde al bisogno dell’adulto e crea nervosismo e confusione nel bambino.

Cari educatore due cose mi paiono essenziali davvero: smetterla di vivere la vita dei nostri figli, volendo far parte, conoscere e partecipare ad ogni piega del loro visto ,  e, poi  ritirarsi, nel parlare o nel tacere, secondo i casi e i bisogni”.

Godetevi l’Estate che ci sta davanti, guardando il giusto, concedendo l’essenziale, ponendo domande più che risposte, togliendo più aggiungendo e soprattutto CONTANDO LE PAROLE, perché quelle pronunciate possano essere trattenute e rispettate.